Non tutte le tentazioni vengono dal demonio. La tradizione cristiana ci dice che le fonti di tentazioni sono tre. La più terrificante, certo, è quella del demonio. Poi c'è il mondo, la società, gli "altri" nell'accezione giovannea. E infine c'è la "carne", cioè noi stessi. San Giovanni della Croce dice che di queste tre tentazioni la più pericolosa è l'ultima, cioè noi stessi. Per ciascuno di noi il più perfido nemico siamo noi stessi. Prima di attribuire le tentazioni al demonio e al mondo, pensiamo a noi stessi. Lì ritroviamo anche l'importanza dell'umiltà e del discernimento. Lo Spirito Santo ci dà il dono del discernimento e ci preserva dalla superbia di fare troppo affidamento su di noi.
La tentazione è ogni sollecitazione della volontà, quindi della nostra libertà interiore a compiere: un atto di virtù (in tal caso la tentazione ci orienta o ci rafforza nel bene), oppure un atto contrario alla virtù (in tal caso la tentazione ci istiga o ci consolida nel male).
E' chiaro che il soggetto principale della tentazione è sempre l'uomo in quanto tale, cioè come essere libero e razionale.
Si tenga presente che, tanto nella lingua ebraica, quanto in quella greca (=Periasmό s) nel termine "tentazione" si vuole evidenziale il carattere specifico di "prova da sostenere". Perciò possiamo dire che prima del peccato originale, la tentazione intesa come prova, l'ha permessa Dio all'uomo perché questi potesse "in piena libertà" crescere nella fedeltà, amicizia e comunione con Dio; dopo il peccato originale, la tentazione intesa come prova, resta soggetta alle forti suggestioni interne delle passioni e a quelle esterne del maligno e del mondo circostante, che cercano di deviarle verso il male, piuttosto che verso il bene; con la venuta del Messia promesso nella persona di Gesù Figlio di Dio, la tentazione rimane, ma con la differenza che siamo messi in grado di superarla facilmente, anzi addirittura di farne uno strumento di crescita spirituale e di fedeltà a Dio.
Stando così le cose, possiamo dire allora che, dopo il peccato originale, la tentazione essenzialmente è una prova che si risolve nel bene o nel male.
La tentazione è ogni sollecitazione della volontà, quindi della nostra libertà interiore a compiere: un atto di virtù (in tal caso la tentazione ci orienta o ci rafforza nel bene), oppure un atto contrario alla virtù (in tal caso la tentazione ci istiga o ci consolida nel male).
E' chiaro che il soggetto principale della tentazione è sempre l'uomo in quanto tale, cioè come essere libero e razionale.
Si tenga presente che, tanto nella lingua ebraica, quanto in quella greca (=Periasmό s) nel termine "tentazione" si vuole evidenziale il carattere specifico di "prova da sostenere". Perciò possiamo dire che prima del peccato originale, la tentazione intesa come prova, l'ha permessa Dio all'uomo perché questi potesse "in piena libertà" crescere nella fedeltà, amicizia e comunione con Dio; dopo il peccato originale, la tentazione intesa come prova, resta soggetta alle forti suggestioni interne delle passioni e a quelle esterne del maligno e del mondo circostante, che cercano di deviarle verso il male, piuttosto che verso il bene; con la venuta del Messia promesso nella persona di Gesù Figlio di Dio, la tentazione rimane, ma con la differenza che siamo messi in grado di superarla facilmente, anzi addirittura di farne uno strumento di crescita spirituale e di fedeltà a Dio.
Stando così le cose, possiamo dire allora che, dopo il peccato originale, la tentazione essenzialmente è una prova che si risolve nel bene o nel male.

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