Il progresso, la comunicazione, l'evoluzione della società moderna, la multimedialità del terzo millennio ci hanno insegnato a convivere con pensieri, dottrine e filosofie che si accavallano a decine nelle nostre menti e spesso risultano inconciliabili. In questo scenario abbiamo perso l'abitudine di focalizzare una dottrina come "vera" o "falsa" ma le interpretiamo come "accademiche" o "pratiche", come "nuove" o "superate", come "semplici" o "complesse" perdendo sempre di vista l'obiettivo e l'obiettività per cadere nella trappola dell'ambiguità del lessico ed adagiando su questa il nostro pensiero. L'intelletto sembra annullarsi di fronte alle esigenze primarie, perdendo al sua capacità di discernimento e di valutazione obiettiva ubriacato dal mondo sensibile, dalle mille percezioni, dalle mille sensazioni, attrazioni, incantesimi e svaghi. Questa profonda assenza, che diviene tragica nell'intimità, rende l'uomo schiavo delle cose ordinarie. In queste condizioni sembra impossibile credere a ciò che non è ordinario, mentre ciò che è ordinario resta davanti ai nostri occhi.
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14 anni fa

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